I trattamenti terapeutici della prostata

La scelta del trattamento del tumore alla prostata viene effettuata considerando numerosi fattori legati sia alla classe di rischio del tumore (rischio di mortalità e di progressione della malattia basato su stadio, tipo istologico e PSA) sia allo stato del paziente (età, sintomi, salute in generale) e alle sue preferenze e aspettative.

Nei casi di tumore a basso rischio, si può decidere di osservare l'evoluzione della malattia procrastinando un eventuale trattamento; quando il tumore è a rischio più elevato o si è diffuso ad altri organi, si deve passare ad una terapia attiva scegliendo tra chirurgia, radioterapia (a fasci esterni o brachiterapia), terapia ormonale, o chemioterapia.

Sorveglianza Attiva

Nei casi di tumore alla prostata in fase precoce, a basso rischio di progressione, a crescita lenta e privo di sintomi, è appropriato non effettuare alcuna terapia e fare l'osservazione dell'evoluzione del tumore con un programma codificato di Sorveglianza Attiva.1 La Sorveglianza Attiva richiede un monitoraggio della progressione del tumore con esami del sangue, esplorazione digitale della prostata e biopsie ripetute.1 Se nel tempo dovessero esserci segnali di una progressione del tumore, si passa alla scelta di un trattamento definitivo.

Prostatectomia Radicale

La prostatectomia radicale è la rimozione chirurgica dell'intera ghiandola prostatica associata o meno all'asportazione dei linfonodi della regione vicina al tumore.1 Può essere effettuata sia quando il tumore è localizzato alla prostata sia in uno stadio più avanzato. L'intervento di rimozione della prostata può essere effettuato in modo classico, con tecnica laparoscopica, o con la laparoscopia robot-assistita. Gli effetti collaterali più rilevanti della prostatectomia radicale sono l'impotenza e, più raramente, l'incontinenza urinaria. Per i tumori in stadi avanzati può essere necessario fare un trattamento multimodale associando alla chirurgia la radioterapia e/o la ormonoterapia.1

Radioterapia

La radioterapia può essere fatta irradiando il paziente dall'esterno (radioterapia a fasci esterni) e viene effettuata in ospedale con brevi sedute giornaliere, per un periodo di 1-2 mesi, durante le quali si viene esposti a radiazioni che uccidono le cellule tumorali.1 La radioterapia può causare minzione dolorosa e frequente, disfunzione erettile, diarrea e dolore durante la defecazione. Molto rara, viceversa, è l'incontinenza urinaria.

Per concentrare le radiazioni nella zona del tumore e ridurre il danno provocato agli altri tessuti, si può ricorrere alla brachiterapia, dove le sorgenti delle radiazioni vengono inserite direttamente nella prostata. La tecnica necessita pertanto dell'impianto mininvasivo, ma che richiede comunque l'utilizzo dell'anestesia, di semi radioattivi nella prostata e comporta il rischio di insorgenza di disturbi urinari. La disfunzione erettile e meno frequente rispetto alle altre tecniche, ma è comunque presente.1

Ormonoterapia

La terapia ormonale ha lo scopo di ridurre il livello di testosterone, l'ormone maschile che stimola la crescita delle cellule del tumore della prostata, o di bloccarne la sua azione a livello delle cellule neoplastiche per rallentarne la proliferazione.1 L'ormonoterapia può essere usata in combinazione con la radioterapia, per aumentarne il successo di trattamento, o da sola nei tumori alla prostata sintomatici in stadio localmente avanzato che non possono essere sottoposti a trattamento definitivo o nella malattia metastatica.1 L'ormonoterapia, viceversa, non è risultata utile per il trattamento delle neoplasie in fase precoce. Non è scevra da effetti collaterali anche rilevanti: causa il calo del desiderio sessuale, la disfunzione erettile e le vampate di calore. A lungo andare può comportare l'aumento di peso e del grasso corporeo con perdita di massa muscolare e femminilizzazione dell'aspetto del corpo, l'osteoporosi e la stanchezza. È stato inoltre segnalato il rischio di sviluppare diabete, malattie cardiovascolari e neurologiche.

Sono di recente entrati nella pratica clinica nuovi farmaci definiti "ormonali" che agiscono bloccando a vari livelli e in maniera profonda l'azione del testosterone. Questi farmaci, che hanno dei profili di effetti collaterali più che accettabili, al momento sono utilizzati nella malattia metastatica quando l'ormonoterapia tradizionale o la chemioterapia non riescono più a controllare il tumore.

Chemioterapia

La chemioterapia interferisce con la moltiplicazione delle cellule tumorali. Il trattamento viene usato quando il tumore è in stadio metastatico e non risponde più alla terapia ormonale.1 In un futuro molto prossimo è possibile che la chemioterapia possa essere utilizzata anticipatamente anche in associazione all'ormonoterapia almeno nei tumori con spiccate caratteristiche di aggressività. La chemioterapia colpendo anche la moltiplicazione delle cellule sane causa comporta non pochi effetti collaterali che hanno un discreto impatto sulla qualità di vita dei pazienti (perdita di capelli, perdita di appetito, nausea e vomito, stanchezza e infezioni).

Terapie Sperimentali

Alcune nuove terapie, che devono ancora essere considerate sperimentali, possono essere utilizzate in particolari situazioni di tumore prostatico. Tra queste vanno ricordate:

  • la crioterapia che distrugge le cellule tumorali con le basse temperature1,2
  • la terapia con ultrasuoni (HIFU) che usa gli ultrasuoni per indurre un danno meccanico e termico alle cellule tumorali1,2
Riferimenti in letteratura
  1. Linee Guida AOIM Carcinoma della prostata. Edizione 2013. Disponibile su www.aoim.it
  2. Istituto Superiore di Sanità (ISS). Basi scientifiche Linee Guida. Terapia del tumore alla prostata. Disponibile su www.iss.it

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